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09 04 2013 | Rimini | Aeradria, Carim sul concordato: Fallimento non sarà nostra responsabilità

Martedì, 09 Aprile 2013

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Rimini | Aeradria, Carim sul concordato: Nessuna nostra responsabilità in caso di fallimento


Tuoni e lampi, fulmini e saette. Il cda di Banca Carim non ha ancora in mano il piano di concordato in continuità per Aeradria depositato in tribunale, ma ieri ha parlato con i tecnici che quel piano lo hanno scritto su commissione della società di gestione del Fellini, la società One works. E oggi, pur col finale beneficio del dubbio (non avendo le carte, comunque ufficialmente richieste, in mano), è dura la presa di posizione nei confronti dei soci pubblici di Aeradria, la Provincia di Rimini in prima fila.


Carim si dichiara “perplessa” dalle stesse linee guida, come a dire dal midollo, del concordato: “l’azzeramento in pratica, o poco meno, delle ingenti pretese dei creditori, in funzione della riconsegna dell’impresa, così risanata, all’attuale proprietà. Il che appare concettualmente, economicamente e giuridicamente inaccettabile, perché in presenza di perdite comportanti un disavanzo patrimoniale di molti milioni di euro il capitale sociale è, più che azzerato, annichilito e i soci non sono più legittimati a disporre della società che in pratica è diventata di proprietà dei creditori. Grottesca sarebbe poi l’idea che i soci potessero arricchirsi vendendo a terzi le azioni della società risanata grazie all'azzeramento delle decine di milioni di perdite provocate da una gestione di cui è difficile non considerati responsabili”.


E qui vengono in mente alcune dichiarazioni del presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, che qualche settimana fa ha parlato di tre privati interessati a condividere il piano industriale di Aeradria, che ha anche definito folle il gesto di chiunque si sarebbe sottratto al concordato, e che qualche settimana prima si era riferito al Fellini come alla “vera banca del territorio” e a tentativi loschi di complotto contro la gestioen dellos calo. Parole che non solo a Sido Bonfatti, il presidente di Carim, ma a tutto il cda non sono andate giù.


Da qui la richiesta da parte dell’istituto di riportare tutta la questione del concordato su un solco di legalità, lealtà e buona gestione. Magari fuori dai titoli dei giornali, manifestando, in definitiva, la consapevolezza che seppur il concordato andasse in porto, Carim non avallerà i soci nel vendere la società a chicchessia a proprie spese.


In pratica, Banca Carim non ci sta a figurare come responsabile di un eventuale fallimento del Fellini nel caso non dovesse accettare i termini del concordato, il risarcimento al massimo al 20 che sarebbe concesso ai creditori, perché, a rigor di logica, semmai responsabile ne sarebbe chi ha permesso che il buco sia stato creato e sia sprofondato a dismisura. I soci pubblici, cioè.


Altra questione quella dell’aumento di capitale, fatto su cui “la banca ha espresso scetticismo” anche per via della “la circostanza che tali dotazioni di capitale, se e quando effettivamente disponibili, dovrebbero essere in primo luogo versate nelle casse della banca, non già di Aeradria, in quanto dalla stessa a suo tempo anticipate alla società, proprio previa l’assicurazione del rimborso nel momento in cui gli aumenti di capitale più volte approvati sarebbero stati versati”. Insomma, per ottenere un credito non va bene promettere che questo sarà restituito nel momento dell’aumento di capitale e invece alla fine di fatto né procedere con l’aumento di capitale, né restituire il credito.


La banca – si legge nella nota – reclama il carattere istituzionalmente eticamente vincolante degli impegni presi nei suoi confronti ripetutamente tanto in privato quanto in pubblico: a maggior ragione se si considera la fiducia che è ragionevole porre nelle assicurazioni espresse da enti pubblici, che più di ogni altro dovrebbero rappresentare garanzia di linearità, coerenza e correttezza nei comportamenti”.


Non sarebbe corretto, dicono da Carim, parlare di insensatezza, di follia, nel caso di un no al concordato. “La banca ha già fatto, e ampiamente, la propria parte: da una parte, della banca che certamente ha assistito più generosamente Aeradria; dall'altra, si è fino ad ora astenuta da assumere iniziative tese ad ottenere un rientro dei propri crediti, che avrebbe accentuato le difficoltà finanziarie della società e si augura che analogo senso di responsabilità abbia caratterizzato gli altri creditori istituzionali dell'aeroporto”.


Carim chiede anche maggiore chiarezza da parte dei partner istituzionali nella vicenda e, in fondo, si dichiara ancora disponibile ad “analizzare qualsiasi soluzione che garantisca l'effettivo rispetto delle legittime posizioni di tutti i soggetti in campo”, ma nega ogni “responsabilità del dissesto”. E smentisce “di essere, o di essere stata, soggetta pressioni politiche. La delicatezza della situazione e l’importanza della partita, per le ricadute economiche e sociali sul territorio, non hanno provocato alcuna indebita interferenza sull'indipendenza di giudizio dell'istituto”. Come a dire: con i soldi dei contribuenti riminesi non si gioca.


L’istituto comunque ammette che i suoi calcoli sull’“impatto dell'eventuale dissesto di Aeradria sui propri conti” li ha fatti ricevendone la conferma “che la posizione non desta in alcun modo preoccupazioni sistemiche, pur contribuendo ad appesantire un conto economico che deve misurarsi con il perdurare di una crisi che colpisce duramente il territorio”.


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